Le perle: dalla bocca alla vulva

A Bologna, tanto tempo fa, c’era un negozio che era del Signor TINTI. Da Tinti trovavi perle, perline, lustrini, fettucce, etc. per creare accessori o per ornare vestiti.

Se nel luogo in cui vivete esiste ancora qualcuno che venda fili di perline, compratene due metri.

Perle grosse, color grigio Polinesia o bianche. Agli uomini consiglio di fare un gioco, sempre non stringendo troppo, appoggiando, come un morso da cavallo con relative briglie, una parte del “filo” sul corpo nudo della vostra amata. Il resto va ondulato sulle braccia, avvolto nei polsi e fatto passare tra la vulva.

Vi ecciterete entrambi.

Sex shops a Bologna? Ecco cosa ne penso (prima parte)

 

Care amiche e gentili amici,

con questa rubrica darò voti ai sex shops che incontro – volutamente –  per la mia strada. Siete curiosi? Allora inizio con tre attività locate nel centro di Bologna:

SEX SHOP BOUTIQUE DELL’EROS – via Polese 32/a

Vetrina: piccola, accattivante, da sex shop vintage. Voto 7+

Impressione: appena entrati si percepisce odore di chiuso, forse per via della vecchia moquette, e non è proprio gradevole. E’ il tipico sex shop rimasto agli anni 70. Punta molto sul bondage e sul fetish. Proseguendo, in fondo al corridoio una vetrina a parete racchiude vibratori carini, palline vaginali e molti plug anali. Voto 8 per il vintage. Per l’odore sarebbe da 4.

Personale: commesso (titolare? ) non sorridente (ahiaiaiai). Quando chiedo di spiegarmi qualcosa, lo fa in modo annoiato e con aria di sufficienza dando per scontato che sia una esperta. Mi mostra un ovetto wireless che personalmente ritengo paccottaglia. Palline vaginali di qualità con vari prezzi. Il commesso o titolare, appena percepisce che non sono propensa ad acquistare, mi dice che se voglio spendere poco, posso trovare qualcosa in altri negozi. Esco basita. Voto 3

 

BEATE UHSE – via Bertiera 2/2a

Vetrina: enorme, luminosa, con sex toys di design in bella vista. Negli anni è migliorata, ma eviterei di esporre vibratori. Voto 8-

Impressione: si entra senza imbarazzo perchè l’aspetto è quello del Love Shop, con un concetto più easy, femminile e meno laido di un tempo. L’ambiente è arioso e ordinato. A volte gli espositori sono sguarniti e posso capire il momento post- San Valentino o feste natalizie, ma al potenziale cliente non fa un bell’effetto. Oggettistica e lingerie di buona qualità, gamma di lubrificanti da tenere presente come quelli bio. Prezzi  un po’ sopra la media per alcuni articoli. Voto 8 e mezzo

Personale: Qui non mancano la competenza, il sorriso, la gentilezza e per uno staff tutto femminile. Voto 10

 

MAGIC AMERICA via Don Minzoni, 4

Vetrina: gialla, oscurata, simpatica. Sicuramente accattivante. Per entrare si suona il campanello. Voto 8 e mezzo.

Impressione: spazio molto grande e a mio avviso potrebbe essere migliorato. La sala principale è piena di dvd per gli appassionati/collezionisti del genere.Quando sono andata, il titolare stava pensando di cambiare la disposizione di alcuni mobili e scaffali. In effetti anche qui ci sono tante vetrine non piene di articoli e tutto è un po’ dispersivo. Gli oggetti di design sono di brand conosciuti e si punta soprattutto al “tradizionale” ovvero sex toys realistici. Trovo che sia un sex shop più indirizzato agli uomini e l’ambiente più semplice  può andare bene. Voto 8

Personale: il titolare è simpaticissimo, chiacchierone, gioviale e molto competente perchè è da una vita che lavora nel settore. Voto 10

(to be continued)

 

Se mi desideri, toccami

Questa foto di Helmut Newton cosa vi racconta?

A me, il desiderio:

lei è a un party, è chic, è truccata, è perfetta

lui è in tshirt nera, sembra quasi il giardiniere della contessa

La vuole, si vogliono, c’è complicità, lui intrufola le mani grandi e calde sotto il voile di seta.

La porterà via, la bacerà con passione, il rossetto ovunque, l’orecchino che finisce sul prato e la gonna che si alza.

Appoggiati all’albero.

(ph. Helmut Newton per Dior 1975)

Sex toy di design e Bologna città aperta reloaded

Nella mia città, in concomitanza col CERSAIE, importante fiera internazionale, è stata creata parallelamente la Bologna Design Week 

Sul sito si legge: “è una manifestazione internazionale dedicata alla promozione della cultura del design in Emilia-Romagna. Organizzata nel centro storico in occasione e in collaborazione con Cersaie, BDW è un evento che mappa e riunisce le eccellenze culturali, formative, creative, produttive e distributive in un progetto integrato di comunicazione”.

Essendo bolognese, essendo collezionista di oggetti del piacere di design che nulla hanno a che fare con l’esplicito, essendo la prima ad avere avvicinato il pubblico italiano con un messaggio di eleganza, sensualità anche nel gioco di coppia, ho pensato che poteva essere un’idea partecipare come espositrice.

Ho compilato il form, dettagliando la mia attività di esperta, di blogger per il Fatto Quotidiano, di consulente ma anche, di collezionista.

Dopo pochi giorni ricevo questa email:

“Buongiorno Bettina,

è interessata ad esporre presso uno spazio condiviso con altri progettisti? Potrebbe inviarci immagini di riferimento per gli oggetti di cui parla?”
Certo che sì! E rispondo mandando 3 foto di oggetti non espliciti e i condom bellissimi firmati da Manara.
A oggi, dopo tre settimane, non hanno risposto.
Peccato, perchè il design – quello che ha vinto premi come il Red Dot Award – non si trova solo nelle poltrone, nei cellulari, nelle caffettiere che sicuramente producono orgasmi. Solo visivi, però.
Peccato che Bologna continui ad essere Peyton Place quandoiturististranierisonosempre di più ma èmegliocontinuare a offriretortellini, prosssssiutto e Madonne.
Applausi.

Essere Frida Kahlo e l’audacia perduta

Sono stata invitata alla premiére della mostra su Frida Kahlo, Diego Rivera e la Collezione Gelman.

Sull’invito le seguenti parole:”Indossa un gioiello che ricorda lo stile di Frida,
porta con te un oggetto festoso,
rivivi la passione, la gioia e i tormenti degli artisti messicani”

L’idea mi è piaciuta e nonostante non ami mascherarmi e sia over 50, ho pensato che qualche rosellina tra i capelli e rimarcare le sopracciglia, potesse andare bene.

Il mio stupore è stato considerare che L’UNICA ad essersi “pittata” come Frida – che è stata ed è tutt’ora una fashion icon – fossi io.

Risultato: complimenti a iosa (grazie)  e bisbigli da parte degli uomini il cui commento generale é stato “Sono tutte omologate. Nessuna che osi”

Conclusione: essere audaci, non significa fare le pantere su Instagram per poi vestirsi di grigio o temere commenti in queste occasioni reali e non virtuali. A volte avere quel pizzico di coraggio magnetizza e aiuta l’autostima.

(Ah, la mostra é bellissima. Info qui )

 

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Bologna e il mio glory hole

E’ bello venire a sapere che a Bologna circola una “leggenda metropolitana” che mi riguarda:
“Bettina, ma è vero che nella tua boutique organizzavi serate con giovani donne della Bologna bene in cui insegnavi a fare bocchini? E che avevi sul retro un “glory hole” per fare pratica?”
Premesso che non ho nulla al contrario per chi pratica libertinaggio, chi succhia cazzi agli elefanti del Serengeti o si fa aprire il posteriore in modalità Valentina Nappi, ma vorrei chiarire un paio di cosette:
  • La mia boutique era sì e no 35 mq e il retro consisteva in un water, un lavandino, un armadietto che conteneva scartoffie, il mocio Vileda, una scopa e una paletta.
  • Da sempre, la mia bocca abbinata alla mia avvenenza hanno fatto sognare e sfruculiare tanti uomini desiderosi di infilare il loro bigatto nella mia gola. E il non poter avere l’oggetto del desiderio, si sa che fa delirare gente che al posto del cervello ha una brugola di Leroy Merlin e  non avrà capito il significato dei miei Dildo Party, per altro spiegati a milioni di telespettatori da Chiambretti, Bonolis e Fabio Volo.
  • Una delle cose che detesto – ma forte – è il pettegolezzo becero. So di essere una bella donna. So che occupandomi di erotismo è facile capire fischi per fiaschi e fare associazioni sbagliate, tipo “gnocca facile” quando invece si parla di “gnocco fritto”. Oppure da “Zocca” e capire “zoccola”. Insomma ricordate il gioco in cui si sussurra nell’ orecchio “fischietto” e l’ultimo della fila capisce “minchione”?
  • Sono una signora di grande rigore morale, seria e professionale. Sapere che a Bologna circola questa diceria, con tutto il mazzo che mi sono fatta, mi fa ribollire il sangue. Auguro di tutto cuore che chi ha messo in giro ‘sta fandonia, si ritrovi con l’uccello gradevolmente sbucciato dai denti una delle mie fantomatiche allieve. Io intanto, con la mia classe ed eleganza non alzo il dito medio perchè sono una Signora, ma sorrido e vi rispondo con le corna.
  • Infine, cara Bologna, ormai non sei più la città di Torri, Tortellini e Tette ma bensì Torri, Tortellini e Trogloditi. Sapevatelo.

 

marabu

(Ph. P. Bernini – 2006)

Audacia, questa conosciuta

Era l’estate 2005.

Una sera fui invitata all’elezione di Miss Trans Emilia Romagna in un locale della bassa ferrarese. In giuria Platinette e Maurizio Ferrini che abbracciai per complimentarmi perchè dai tempi di “Quelli della notte” mi faceva molto ridere.

I saggi dicono che la notte porti consiglio.

Il giorno dopo, effettivamente, dopo aver visto sfilare con allegria trans bellissim* e colorat* riflettei sull’AUDACIA.

Queste creature ne hanno tanta.

Nel frattempo mi capitò di leggere un articolo sul settimanale L’Espresso, in cui si parlava di lingerie erotic chic, di un brand londinese che esponeva all’importante appuntamento fieristico settembrino di intimo e beachwear  di Lione.

Nacque un germoglio e un’idea che stravolse la mia vita.

Iniziai a telefonare, a organizzare la trasferta francese, a pensare alla boutique, al suo nome, alla location, agli articoli che potevo vendere e al nome.

Optai per MARABU’, perchè era musicale, internazionale, ricordava le vestaglie di seta delle dive e perchè includeva il cognome di mio marito e il nome di mia madre.

Nel frattempo, quella estate avevo organizzato un viaggio a Bali e sarei rientrata appena in tempo per andare a Lione alla fiera internazionale della lingerie. E tutto per incanto si incastrò.

Sono trascorsi dieci anni e sembra ieri.

Grazie alle mie amiche trans e a quella bizzarra e divertente serata. Tutto ebbe inizio da lì.

That’s (my) life.marabu