Agent Provocateur, il crollo di un mito

Quando più di dieci anni fa decisi di aprire “Marabù”, la mia boutique erotic-chic, il riferimento più prestigioso e consono era Agent Provocateur. Un giorno presi un aereo, andai a Londra perchè dovevo vedere con occhi e toccare con mano la lingerie del brand più chic e seducente al mondo.

Andai proprio a Soho, nel negozio originario e nonostante me lo aspettassi più grande, il solo vedere la bellezza di pizzi, sete, mascherine, reggicalze di design e qualità, mi fece ancor di più sentire quanto ci fosse bisogno di un tipo di lingerie così anche in Italia: seducente, erotica, estrema ma elegante al contempo. E diciamolo pure, molto costosa.

Le commesse di una bellezza mozzafiato. Abitino rosa, calze con la cucitura, fiore tra i capelli come dive degli anni ’40, rossetto carminio e cipria chiara. Questa la divisa, unita al sorriso e alla competenza.

Entrò Neneh Cherry, poi un ragazzo che lavorava per Kylie Minogue ed era venuto a ritirare capi per un video musicale.

Nel corso degli anni avevo capito che qualcosa fosse cambiato – in peggio – ma la conferma l’ho avuta a Milano.

E’ mia deformazione professionale nonchè passione per l’intimo, andare a curiosare, toccare la qualità delle sete e dei pizzi. Una delusione: robaccia, per capirci. Ho chiesto alla vendeuse, a cui di tutto ciò che c’era a Londra è rimasto solo l’abitino rosa, se era pizzo di Calais (uno dei più pregiati). Non sapeva rispondermi.

Noto sempre più tanta superficialità, poca professionalità. Ovviamente non è colpa della ragazza non sapere determinate informazioni ma di chi forma il personale.

E proprio oggi ho letto questo articolo che è illuminante.

Bye Bye Agent Provocateur e viva sempre Chantal Thomass che continuo ad amare, che ha sempre qualità, glamour e personale gentile e qualificato: ebbene sì, ho fatto finta di essere un’acquirente e ho fatto il terzo grado alla commessa che dopo mi avrà mandata a quel Paese.

That’s Bettina.

 

 

 

 

 

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