Condividete le mie prostitute

Qualche mese fa sono stata bannata per 30 giorni su e da Facebook. Il motivo della “punizione” era stata la segnalazione di una gif – per altro condivisa da un’ altra bacheca – in cui una mano maschile accarezzava l’interno coscia di una donna. Il pube era coperto da un bikini e non vi erano nudità di nessun genere. Mi era stato permesso solo di entrare, fare la “cellula dormiente” e mandare messaggi in privato. Ho ripetutamente scritto, ma come un disco rotto, arrivavano comunicati che non volevano dire nulla. E in questo caso nulla violava lo standard della comunità.

La mia pagina è gestita da me e da un collaboratore. Fossi sola, sparirebbe. Per 30 giorni. Il che significa, ed ha significato,  un danno grosso alla mia attività professionale. Un pagina DEVE rimanere attiva e alimentata. E’ la legge dei social.

L’8 marzo è successo di nuovo: qualcuno ha segnalato un bell’articolo del Fatto Quotidiano su una mostra relativa allo “splendore e miseria “delle prostitute parigine del secolo scorso. Mostra che dalla Francia è stata spostata ad Amsterdam. Articolo – come potete vedere  –  condiviso su Facebook da altre 597 persone. Sono state epurate tutte? O solo la sottoscritta?

Immagino chi mi segnali come qualcuno che mi ami e che mi odi, che si masturbi (uomo o donna che sia) pensandomi anzichè guardare un bel porno di Andrew Blake , persona che percepisce la mia libertà d’animo e si detesta perchè non può averla tale e quale, persona a cui ho toccato corde che non fanno “dlin dlin” ma “gsbgt kkkems bbyqye” quindi corde marce che vanno curate e coccolate con amore da un terapista, da un medico, dalla nonna in cariola.

Insomma, io sono una Signora (la S volutamente maiuscola) tranquilla a cui in questo momento sfuggono due cose: una è perchè Facebook mi ha ancora bannata per 30 giorni – con conseguente ulteriore danno per la mia attività – , e l’altra i criteri con cui si attiene alle policy (nella parte relativa alle nudità “È permessa anche la pubblicazione di fotografie di dipinti, sculture o altre forme d’arte che ritraggono figure nude. Le restrizioni relative alla visualizzazione di nudità e alle attività sessuali si applicano ai contenuti creati digitalmente a meno che non vengano pubblicati a fini educativi, umoristici o satirici. Sono vietate le immagini esplicite di rapporti sessuali.”

L’altra è relativa a chi mi segnala, che mi ha presa di mira.

In entrambi i casi, ho un ottimo avvocato e basta un po’ di ricerca. E visto che in Francia un professore che vorrei conoscere, ha fatto causa a Facebook (leggete qui), vi chiedo una gentilezza: condividete l’articolo di cui sopra sulla vostra bacheca.

Sicuramente nessuno vi banna. Ma almeno la soddisfazione che si sappia di quanto sia poetica e  bella la foto seppiata di quelle quattro prostitute nude.

(scusate la latitanza ma questo è il motivo. With love, Bettina)

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